lunedì 29 settembre 2014

DI CHE SI TRATTA?

Vista al cinema una delle commedie migliori della stagione, laddove la scala di giudizio è quella secondo cui la commedia perfetta deve far ridere mentre fa pensare e viceversa: La nostra terra di Giulio Manfredonia, quello di Si può fare.
Il film è a tratti ingenuo e "sovrascritto", ma è fresco e sincero, e ha uno dei pregi migliori della commedia all'italiana: la "rotondità" dei personaggi, la coesistenza in ciascuno di loro (o almeno in quelli principali, affidati anche per questo agli attori più bravi: qui Sergio Rubini giganteggia...) di sfaccettature positive e negative. Le macchiette, i personaggi appena abbozzati e monodimensionali, lasciamoli volentieri alle commediacce ridanciane made in Usa, e ai loro epigoni nostrani natalizi o meno che siano.
La storia è quella di una cooperative antimafia che ottiene in gestione i terreni confiscati a un boss cui però vengono concessi i domiciliari nella villa attigua, terreni che non possono fare a meno della cura di un uomo che però era il figlio del legittimo proprietario degli stessi prima che il padre del boss glieli strappasse appunto mafiosamente. Non so se c'era un modo migliore di raccontare con leggerezza la pesantissima realtà di un territorio in cui certe mentalità sono radicate innanzitutto nelle vittime, a partire dall'amicizia tra i due protagonisti da bimbi per finire col colpo di scena che non vi dico, passando per l'atteggiamento che attira forse più empatia: quello dei carabinieri alle prese con l'alieno Stefano Accorsi.
Insomma, la visione è consigliata, e propedeutica ad altri due film in uscita, il Belluscone di Maresco e La trattativa della Guzzanti, che non so se risulteranno altrettanto fruibili e capaci di passare il concetto di mafiosità altrettanto bene, ma che pure andarsi a vedere (avendo voluto o meno seguire delle polemiche più o meno artate) è dovere civico e interesse personale, se vogliamo capire alcuni avvenimenti in cronaca:

  • il primo Presidente della Repubblica chiamato a testimoniare in un processo, a valle del vergognoso episodio che lo ha visto esimersi dal rendere totalmente pubblico, come avrebbe fatto chi non avesse avuto niente da nascondere, il contenuto delle intercettazioni in cui è incappato per essere stato contattato da un indagato, vicenda che poi si era conclusa con il divieto di pubblicazione e l'obbligo di distruzione dei nastri, ma ripeto è  non avere promosso e anzi imposto subito la pubblicazione che è in se vergognoso e autorizza chiunque a farsi le idee peggiori nel merito delle conversazioni;
  • oggi sono stati eletti i primi due presidenti di Provincia col nuovo sistema, cioè dai loro colleghi politici: come vedete, Renzi vi aveva detto che aboliva le province, in realtà ha solo abolito la democrazia (qui come al Senato o con la nuova legge elettorale per la Camera);
  • il padre del premier risulta indagato per bancarotta fraudolenta, condanna o meno si scopre che l'augusto e democristo genitore, come tanti altri (im)prenditori italiani, da decenni l'articolo 18 lo aveva già superato, per cui il figlio ha ragionissima a ritenere il suo un atto dovuto senza manco poi tutta questa importanza (sul perché allora ha tutta sta prescia, ci devo tornare con calma...): tutti quelli che lavoravano per lui erano precari, salvo il figlio... quando si dice "la famiglia"....;
  • oggi 29 settembre è il compleanno sia di Berlusconi che di Bersani: tempo fa ci feci un pezzullo divertito di averlo scoperto: benché ancora "dall'interno", le analogie tra i due mi sembravano un po' troppe. Ma non potevo immaginare che avrei visto di molto peggio: il leader del maggior partito di centrosinistra che si fa dettare le riforme direttamente da chi ha devastato questo Paese su incarico iniziale della P2 e in commistione di interessi con la mafia, riuscendo persino a fare in modo che la maggioranza del popolo bue manco noti la cosuccia... Chissà, forse per gli italiani notare la mafia in politica è come per una donna in bikini al mare....

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