domenica 17 gennaio 2016

DI COZZALONI E CAZZARI

Attacca un altro po' il posto fisso, e prima o poi nessuno avrà più
un soldo per andare al cinema... Sentiammè, cozzalò, sparagna!
Non sono ancora andato a vedere il nuovo film di Zalone: ho letto troppi elogi e troppe critiche, deve passare un po' di tempo, me ne devo scordare. Certo è che a far ridere troppa gente da un lato si attirano invidie sicure, ma dall'altro un po' di ambiguità te la devi concedere, se non sei Massimo Troisi s'intende. D'altronde, lo stesso Totò, che incassava tantissimo, era disprezzato dalla critica, mentre Alberto Sordi era, talvolta non del tutto a torto, tacciato di non prendere abbastanza le distanze dal prototipo di italiano che rappresentava in satira. Per cui Zalone da un lato è osannato anche da molta critica, forse memore della lezione, dall'altro può rappresentare il cozzalone tamarro e omofobo senza suscitare le alzate di scudi che magari ci si poteva attendere.
Tra le critiche, però, ne ho letta una dal taglio diverso che merita un approfondimento. Il problema di Medici sarebbe proprio che la sua cattiveria in fondo non è che di facciata, tanto quanto quella di Sordi era profonda, e però mentre quest'ultimo nella sua rappresentazione impietosa degli italiani in fondo era indulgente come una madre coi figli discoli, lui nella sua rappresentazione indulgente in fondo li odia. E ad esempio nell'ultimo film sottintende proprio la narrazione imperante secondo cui il posto fisso sarebbe l'origine di ogni problema e invece spending review e annessi sono la soluzione. Insomma, laddove Albertone sembrava un moralista democristo e poi alla fine risultava un feroce dissacratore, Checco dietro la sua apparente satira nasconde una adesione alla lettura ufficiale della realtà, tanto più devastante in quanto fatta in modo scontato e non riconoscibile.
Non è però questo un post di critica cinematografica preventiva: l'aggancio per questa intro mi viene invece da un pezzo serio di una grande firma, non da uno dei soliti siti bolscevichi che bazzico, uno da cui non ti aspetteresti un articolo del genere se non forse rammentandoti di un suo passato vicino ai socialisti, se non sbaglio. Turani vi sostiene, indirettamente e forse anche retoricamente, proprio la superiorità del ceto politico della Prima Repubblica, perché, anche se rubando e assecondando gli istinti peggiori dell'italianità, quelli comunque ci avevano portato dalle rovine e dalla fame ad essere la settima potenza industriale del mondo. Il suo intento retorico è negare i pregi di quella strategia, se non quello di aver lasciato le briglie larghe al Paese, da cui deduce che il guaio di oggi è che siano strette e che oggi non basterebbe allargarle, bisognerebbe anche che la BCE stampasse Euro a profusione e che si completasse il ritiro dello Stato dall'economia riducendo nel contempo significativamente la pressione fiscale. In altre parole, buone premesse per pessime conclusioni. A me pare, invece, dimostrato il contrario: nella Prima Repubblica si era riusciti nel miracolo nonostante la corruzione e il malcostume per due famiglie di ragioni. La prima è che le risorse a disposizioni erano comunque sovrabbondanti, e venivano da fuori: da quegli americani che ci avevano sconfitto ma avevano bisogno di tenerci su per farci adottare il loro modello di sviluppo e impedirci di preferire quello sovietico più di quanto lo facessimo già. La seconda è che si erano orientate queste risorse sovrabbondanti nel circuito virtuoso che aveva salvato il capitalismo dalla sua prima grande crisi, quello che prevedeva l'intervento statale in economia e un minimo di agiatezza per tutti i cittadini, poi tutto ciò che avanzava era per i capaci i furbi e i ladri ma quel minimo doveva esserci.
Se è vero che il tempo è galantuomo, allora, a passare alla Storia come processo criminale dell'Italia dal secondo dopoguerra ad oggi saranno proprio quelle privatizzazioni che ancora oggi, nella narrazione di regime, giunta appunto fino ai film di cassetta, passano per essere invece la cura per il Male Italico detto Statalismo. Quelle privatizzazioni che non hanno ottenuto altro che sottrarre alla ricchezza pubblica patrimoni costruiti grazie alle lotte e al lavoro di generazioni di nostri antenati, per praticamente regalarli a privati con in quasi nessun caso neanche il beneficio indiretto di un qualche miglioramento nei servizi erogati. E forse, allora, non resta che arrendersi all'evidenza che fosse questo e nessun altro il vero obiettivo di chi tira le fila dell'economia dietro al carrozzone europeo, mentre tutti quelli dichiarati e connessi alla moneta unica erano e sono scenari posticci messi su per nascondere la verità sullo sfondo: rubare il tesoro, il castello messo su dagli italiani (grazie anche ai soldi americani ma anche al proprio saper fare) con la funzione di casa comune per i propri figli, che non si ritrovino mai più a rivivere quello che era toccato loro dopo la Guerra. E invece adesso, appunto, al prossimo shock ci accorgeremo, tutti, cosa vuol dire non aver più spina dorsale, sistema nervoso, circolatorio e linfatico, ossa tendini e giunture.
Inutile dire che l'unico schieramento politico che non condivide questa narrazione è il moVimento 5 stelle. Se andasse al governo, vedremmo il varo di un piano capillare di micro opere pubbliche per il risanamento del territorio e il recupero del patrimonio abitativo e culturale, la microproduzione energetica da fonti rinnovabili, la raccolta porta a porta e il riciclo completo dei rifiuti, insomma tutta una serie di iniziative per creare lavoro tramite la sinergia tra investimenti pubblici e piccola impresa così rilanciata, nonché la rinazionalizzazione di una serie di settori strategici tra cui in parte quello bancario, tutte le reti fondamentali (acqua, luce, tlc, strade, ferrovie, sicurezza), e un vero rilancio della scuola pubblica e della sanità, e accanto a ciò il reddito di cittadinanza, che da un lato arriva dove non basta tutto il resto e dall'altro contribuisce a farlo bastare facendo la sua bella parte nel moltiplicatore keynesiano. Il tutto cambiando la sintassi stessa della selezione della classe politica in modo da ridurre a quote fisiologiche la corruzione e il peso della criminalità. Vi piaccia o no i grillini sono i soli veri nemici della mafia, del malaffare e del capitalismo finanziario e selvaggio: ecco perché vedete la canea sguinzagliata per ogni loro minimo errore di strategia o contraddizione interna. Se ci fosse una proporzione, il caso Quarto non poteva superare il trafiletto in pagina interna, invece è stato in copertina/home per giorni e giorni, anche dopo che è stato chiaro che non c'erano reati e le irregolarità erano infinitesimali rispetto a quanto accade di continuo negli altri partiti, e anche quando hanno espulso i colpevoli (che se lo avessero fatto sempre anche gli altri, oggi la stragrande maggioranza dei politici sarebbe a casa, grillini esclusi).
Per questo nel mio piccolo continuerò a rompere i cabbasisi ai miei pochi lettori: per avere la coscienza a posto di aver fatto la mia parte in questa partita decisiva. La cui prossima puntata probabilmente, prima delle politiche, sarà il referendum confermativo contro l'autentico furto di democrazia costituito dalle cosiddette riforme costituzionali, approvate ricordiamo grazie a una maggioranza fittizia ottenuta grazie a una legge elettorale incostituzionale e alla complicità prezzolata dei finti oppositori della sinistra-sinistra. Un obbrobrio del tutto analogo ma molto peggiore sotto tutti i profili di quello che tentò di far passare Berlusconi, che almeno una maggioranza legittima peraltro ce l'aveva, sconfitto al referendum con quasi tutti gli esponenti del PD a fare campagna contro alle stesse cose per cui stavolta la farà a favore. Chissà se Pinocchio stavolta manterrà la parola, e se perde si ritira dalla politica, o fa come ha sempre fatto e come hanno fatto sempre i suoi e se ne scorda...

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